AndroidLab

Il Laboratorio Italiano Android e Google Chrome

Qualche tempo fa lessi un bel articolo su TechCrounch, che potete leggere qui, in quell’articolo l’autore fa un paragone tra la rivalità di Google ed Apple ed il telefilm Lost, in particolare, per chi lo conosce, ai due fratelli Jacob e L’Uomo in Nero. Il “bene” ed il “male”.

Questo articolo partendo da lì e prendendo spunto dalle recendi vicende, vuol essere un analisi, più o meno seria, suoi vari significati ed aspetti della rivalità tra queste due grandi aziende.

Come potete vedere nel titolo io ho usato la parola avversari e non nemici, capita spesso, sempre più spesso a dire il vero, di leggere su blog specializzati o anche sulla carta stampata di guerra tra Apple e Google e viene usata la parola nemici. Mettiamo le cose in chiaro, queste due aziende non sono nemici ma avversari, la differenza può sembrare sottile, ma nell’ottica generale è decisiva per l’immagine che viene trasmessa ai lettori. Perché usare usare parole forti come guerra e nemici, porta con se un un senso di odio reciproco, di rivalsa, avversari d’altro canto contiene un senso di lealtà di rispetto e ammirazione per gli sforzi ed il lavoro altrui.

Ed è così che Google ed Apple si comportano, in un gioco delle parti che oltre a far sorridere certe volte noi utenti ha, finchè la gara sarà in atto, un solo unico vincitore, ovvero noi (oltre agli azionisti naturalmente) che traiamo tutto il vantaggio dalle novità tecnologiche che le due aziende ci propongono per accattivarci.

Quando al Google I/O tutti noi sorridevamo alle, molteplici, battute e frecciatine lanciate nei confronti di Apple era palese il fair play con cui venivano dette, anzi recitate, perchè chi le diceva doveva recitare in quel momento quella parte, la platea lo voleva. Così come l’immagine che ci hanno lasciato nella mente di Google che con Android entra in campo mostrando il petto per difendere il mondo da un futuro orwelliano è anche fin troppo romanzata.

La realtà è semplicemente che Apple, piaccia o meno, aveva aperto con l’iPhone la strada della nuova generazione di terminali mobile, ma c’era tutta una parte di pubblico cui non andava giù i tanti paletti e avrebbero volentieri provato una nuova piattaforma con le stesse potenzialità ma che gli permettesse di fare tutto quello che Apple non gli permetteva, quindi ecco nascere Android, adottato subito inizialmente, nella sua acerbità, da una base di utenti che aspettavano solo un’alternativa, questa base è lo zoccolo duro di Android, inizialmente non davano fastidio ad Apple e non si sentiva minacciata da Android, che lo vedeva più come un esercizio di stile. Solo quando Android è cresciuto in numeri ed in qualità di prodotto la Mela ha iniziato a sentire il fiato sul collo avendo quasi l’impressione di esser stata tradita da un’azienda che considerava fratello.

La mossa migliore di Apple per pestare i piedi a Google è stata l’entrata nel campo dell’advertising con iAd questa mossa non solo da fastidio a BigG ma, con il successivo blocco di sistemi di aziende concorrente (questa a giudizio di chi scrive è stato poco leale e capirete poi perché), diventa una vera e propria minaccia al portafoglio di Google. Perché anche se Android può rubare mercato a iOS (e lo farà N.d.A.) il danno economico all’azienda è minimo visto che la maggior parte delle entrate non vengono solo da quel prodotto. Mentre rubare quote di mercato nell’advertising significa erodere l’unica fonte di guadagno su cui si basa tutto l’ecosistema di Google. Certo AdMob non è che una parte delle entrate in quel settore, ma comunque lo smacco viene sentito.

Le diversità nelle due aziende sono poche ma decisive e si rispecchiano poi anche nei rispettivi fanboy, prima di tutto il marketing, ovvero il modo di presentare nuovi prodotti o funzionalità. Per Apple tutto è rivoluzionario, mai visto, sconvolgente anche se sono cose che esistono da anni (ad esempio l’iPad, il primo tablet risale all’86) quel che fanno ad Apple è prendere qualcosa di esistente, rifinirlo, limarlo per adattarlo alla propria visione del mondo e infine presentarlo come qualcosa di mai visto, rivoluzionario appunto. Per Google tutto quello che fa invece è innovativo, quando invece la vera parola da usare è forse evoluzione, la maggior parte delle novità o delle feature che presentano sono la normale evoluzione, la cui idea era già intrinseca nel prodotto stesso, certo ogni tanto tra le tante cose qualcosa di innovativo c’è, ma il punto è che su mille forse una sola lo è veramente.

Un’altra diversità è l’imprinting di azienda. Google è praticamente una fucina di idee, tanti piccoli team che lavorano ogni giorno con il solo scopo di migliorare e far progredire i servizi offerti, ma anche creare qualcosa di nuovo, mai visto prima, che l’azienda è sempre pronta a sperimentare. Tutti ai vari livelli lavorano con un solo obiettivo, il progresso (dell’azienda sopratutto, naturalmente).
Apple è, e diventa sempre di più, un’azienda tutta intorno a Steve Jobs. Non a caso in passato il periodo nero di Apple è stato quando Jobs lasciò l’azienda, più recentemente poi, durante la momentanea lontananza sempre di Jobs per la malattia, l’azienda ha avuto un periodo di stallo. Non ci sono dubbi, Apple e Jobs sono una cosa sola, è un’azienda estremamente personalizzata, un affronto fatto ad Apple è un affronto fatto a Jobs.

Questo a lungo termine ci dice che in futuro la sopravvivenza delle due aziende è più facile per una come Google, che si basa sulle idee dei tanti ingegneri che ci lavorano, di cui non conosciamo nemmeno il nome e non ci interessa saperlo, piuttosto che per Apple che tramontato il genio di Jobs, a meno di qualcuno di pari carisma che prenda in mano l’azienda e le idee, sarà dura continuare a “stupirci” come fa ora.

Per ora a noi poco importa come e chi tra questi due colossi, fratelli avversari per necessità, vincerà la sfida, l’importante è che questa sfida duri il più a lungo possibile in modo che possano continuare a “regalarci”, prodotti sempre nuovi e a modo loro “rivoluzionari” o “innovativi”, ma sopratutto ci danno possibilità di scegliere.

Michele Dipace

Admin di Androidlab e "Computer Addicted", ha cominciato la sua"carriera" nella metà degli anni 80 sui computer 8 bit Commodore e Sinclair passando poi al 16 bit Amiga, diventandone grande appassionato. Oggi Linux user, crede che Android sia il sistema operativo destinato ad emergere nel mercato della telefonia mobile.

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